Società & Politica

 

LA REALTA' VISTA SENZA OCCHIALI COLORATI

 

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L’impressione che si ricava seguendo con attenzione l’enorme massa di notizie che ci giungono da tutto il mondo attraverso i vari media, non ostante i filtri e le distorsioni tendenziose che vorrebbero adattarne il contenuto ad una visione edulcorata o finalizzata, denuncia un tendenziale generale decadimento a tutti i livelli della qualità della vita.

Questa impressione, confermata in varia misura da sondaggi ed inchieste a largo raggio con i più svariati indirizzi, si riflette sui comportamenti individuali degradandone ulteriormente la già inadeguata capacità ad affrontare i problemi quotidiani.

Quali le cause di questo decremento qualitativo delle risorse umane?

E’ possibile che improvvisamente abbiano cominciato a scomparire tutte le caratteristiche, capacità di giudizio, sensibilità, intuito, capacità previsionale e progettuale, propensione all’ordine ed all’organizzazione, che costituiscono, o dovrebbero costituire, l’essenza di ogni leader, dal più alto al più basso livello, dal capo di stato, al manager, dal capufficio, al padre di famiglia?

Perché di questo si tratta, di una profonda inadeguatezza riscontrabile in ogni grado della classe dirigente che provoca profondo disagio in tutti coloro che ne dipendono.

Qualcuno sostiene che il degrado è dovuto ad una perdita di valori ma questa è soltanto una metafora perché i cosiddetti "valori" sono soltanto etichette che registrano contenuti complessi della psiche e del comportamento dell’uomo e non ne possono determinare la natura se non in forma di esteriore ipocrisia.

Che cosa allora è cambiato perché non si riescano più a gestire correttamente le cose che dipendono da noi?

Non ostante le apparenze nessun cambiamento è intervenuto ad alterare in modo significativo le qualità individuali se non a livello di obbiettivi che oggi sembrano tendenzialmente orientati al solo profitto materiale immediato in quasi tutto il mondo con l’eccezione dell’universo islamico che appare pervaso da un fideismo irrazionale orchestrato e strumentalizzato ad uso del potere.

Le cause profonde della crisi dipendono prevalentemente da una radicale trasformazione del tessuto sociale con una dilatazione illimitata della interattività di tutte le nostre azioni.

Possiamo usare, per meglio intenderci, il termine "globalizzazione", divenuto di moda, per definire l’espansione di tutti i rapporti sociali che risultano molto più estesi di quanto comunemente si percepisca.

Ma vediamo di capire quali siano gli effetti che ne sono derivati.

In passato, e non occorre risalire che di pochi decenni per trovare l’inizio dei fenomeni in questione, ciascuno poteva operare all’interno della sua sfera di influenza con la sola preoccupazione di gestire al meglio i suoi rapporti con cose e persone di sua diretta pertinenza. Per contro cose e persone coinvolte reagivano in conformità alle condizioni riscontrabili all’interno del gruppo di appartenenza e l’abilità del leader era determinata prevalentemente dalla capacità di prevederne le reazioni. Anche gli eventuali errori decisionali venivano assorbiti con relativa facilità da risposte misurate e limitate che non uscivano dall’ambito in cui erano state provocate.

Gradualmente, per un complesso di ragioni non sempre determinabili nel dettaglio, ma soprattutto per la combinazione dell’enorme aumento delle risorse e della liquidità disponibili non supportato da un parallelo aumento della capacità di gestirlo, dell’innovazione tecnologica, della mobilità, dell’aumento della popolazione mondiale che in poco più di 50 anni è raddoppiata, i confini tra le varie sfere di influenza si sono sgretolati e quel che ne rimane sta svanendo.

Ne consegue che la risposta alle nostre azioni, alle nostre decisioni, non derivano più soltanto dagli elementi direttamente interessati ma vengono alterati da una serie di elementi non prevedibili, spesso addirittura non evidenti e non identificabili, che rendono incerti i risultati delle nostre previsioni.

Nelle vicende quotidiane non è sempre decifrabile l’influenza che deriva da elementi estranei ma è sufficiente un minimo di attenzione per constatare quanto si stiano espandendo e contaminando reciprocamente a livello planetario i campi di interesse che ho elencato all’inizio.

Il cambiamento, la dilatazione illimitata, della struttura sociale non sarebbero per loro natura negativi; ne potrebbero al contrario derivare notevoli benefici ma solo a condizione che le regole che valevano all’interno di ambiti ristretti vengano riscritte e adattate alle nuove condizioni.

In altri termini devono essere ridefiniti i limiti operativi di ogni settore in modo che le iniziative intraprese per la risoluzione di un problema, od il conseguimento di un obbiettivo, non induca un effetto di ritorno (feedback) dai settori vicini, o lontani ed imprevedibili, che comprometta l’iniziativa.

Esaminiamo sommariamente, ma fuori dagli schemi convenzionali, gli aspetti assunti dai settori che in vario modo regolano e condizionano la nostra vita e le contaminazioni reciproche che ne impediscono un razionale funzionamento.

POLITICA La politica, indipendentemente dalle forme in cui viene esercitata e dal modo col quale finge di rappresentare interessi e volontà delle popolazioni che dovrebbe regolare, sta rapidamente scivolando verso un esclusivo mercato delle poltrone brutalmente gestito da interessi privi di qualsiasi base culturale per la loro stessa corretta gestione. Per giunta la proliferazione di centri di potere fittizi costituiti per crearsi basi di alleanze allargate sta rapidamente spingendo la politica a livelli di costo, e non soltanto in termini monetari, insostenibili. La commistione con gli altri settori è sempre più evidente e sempre più grossolanamente condotta da personaggi multicolori con l'etica di una ameba, facilmente manovrabili.                              

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GIUSTIZIA La giustizia, lungi dal riuscire a superare la teatralità adottata per imporre il rispetto del diritto anche a coloro che non potevano comprenderlo, è divenuta sempre più formale in un gioco delle parti in cui contano esclusivamente i rapporti di forza e l’abilità dialettica senza alcun legame reale con l’argomento del contendere. Leggi scritte da personaggi semianalfabeti in materia di diritto, da parti in causa in difesa di interessi particolari, stese con linguaggio che si presta ad ogni, o meglio a nessuna, interpretazione, prodotte in enorme quantità rendono praticamente impossibile ogni pratica di effettiva giustizia. Vale ricordare il detto dei latini, campioni insuperati del diritto, "Corruptissima republica plurimae leges" (Nella massima corruzione della cosa pubblica infinito è il numero di leggi).

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ECONOMIA L’economia si trova oggi ad operare in un mercato globale dove confliggono interessi planetari applicando le stesse regole approssimative, epidermiche, dilettantistiche che in un mercato ristretto erano tollerabili ma che in un mercato allargato possono innescare immani disastri. Nemmeno i grandi economisti hanno avanzato proposte capaci di razionalizzare un mercato che assomiglia sempre più ad un gioco d’azzardo con le fortune di interi continenti per posta, limitandosi a fotografare la situazione attuale ed utilizzando come elemento di controllo la teoria del caos. Le authority nazionali cui è demandato il controllo della gestione dell’economia appaiono sempre più impotenti a controllare abusi di ogni genere mentre a livello internazionale ogni gestione è assolutamente incontrollabile per la totale assenza di regole e di centri di vigilanza, soggetta al disinvolto arbitrio delle maggiori potenze economiche. Gli effetti sono sotto gli occhi, e nei portafogli, di tutti ma sembra che nessuno voglia rendersi conto che siamo allegramente diventati dei funamboli senza rete.

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INDUSTRIA L’industria è costretta a barcamenarsi nel mare in tempesta dell’economia con imprenditori la cui funzione è sempre meno chiara. Non si capisce, e non capiscono essi stessi, fino a che punto siano ancora industriali o soltanto operatori finanziari. Assistiamo impotenti alla morte di enormi complessi industriali stritolati da gigantesche multinazionali gestite da personaggi senza scrupoli e senza responsabilità, privi di qualsiasi base di imprenditorialità, che gestiscono immense fortune, non loro, con la disinvoltura di chi manovra per gioco cose di cui nulla gli importa all’infuori degli stipendi astronomici che si autoattribuisce. Nascono e prosperano per la durata di una stagione nuove grandi industrie con enormi impegni di capitali e con il coinvolgimento di migliaia di persone poste, senza alcuna preparazione culturale, in balia di eventi fuori controllo, esposte ad un modus vivendi che di certo ha solo l’incertezza.

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RELIGIONE Provo un certo imbarazzo ad affrontare un tema che tutti, compresi gli addetti ai lavori, evitano con ogni cura di approfondire a parte disquisizioni che hanno sapore di aria fritta. La storia delle religioni, le loro origini senza tralasciare le più lontane, le motivazioni native e quelle che le hanno trasformate in un colossale business, gestito in proprio od al servizio del potere, con costi enormi per l’umanità cui non offre alcun ritorno se non in termini di illusioni, dovrebbe, almeno a livello personale, indurre a porsi delle domande prima fra tutte quella del perché per rivolgersi a Dio si debba ricorrere ad intermediari, che tali si sono autonominati, anziché direttamente. E senza ricorrere a rituali da cui solo un selvaggio capotribù potrebbe sentirsi gratificato. Credere invece di capire è stata la via più facile, e dobbiamo ammettere anche l’unica possibile, per trasformare dei primati in popoli di uomini ma è anche la matrice di ogni più distorta ideologia che con i moderni media può dilagare rapidamente senza alcun controllo. E’ sufficiente guardarsi attorno con un minimo di attenzione per constatarne gli effetti.

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SCIENZA La scienza, non ostante le difficoltà che incontra a livello politico per essere opportunamente sostenuta, non ostante che anche al suo interno si siano infiltrati personaggi in cerca di poltrone, pochi per ora, non ostante l’arrivismo a cui sono sottoposti i ricercatori per poter sopravvivere, riesce a produrre una quantità di conoscenze fino a qualche decennio fa inimmaginabili. Peccato che queste conoscenze vengano poi spesso strumentalizzate e diffuse malamente ingenerando equivoci, malintesi e false speranze.

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INFORMAZIONE L’informazione è, o dovrebbe essere considerata, la linfa vitale della civiltà. E’ lo scambio di esperienze, la diffusione della conoscenza che ha consentito la nascita della nostra cultura, la formazione di quell’enorme patrimonio che abbiamo avuto in eredità e che costituisce tutto il nostro bagaglio intellettuale. Ma anche l’informazione è divenuta esclusivo oggetto del mercato: non si fornisce informazione ma si vendono notizie, non importa se vere o false, corrette o distorte per renderle più appetibili per l’attenzione dei fruitori. La libertà di parola è una favola che si racconta per giustificare la licenza che la casta chiusa, blindata, dei media si concede per diffondere qualsiasi cosa rappresenti un vantaggio per i propri interessi o per quelli di amici e parenti; nella migliore delle ipotesi per difendere ad oltranza i privilegi corporativi.

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SPORT Si può pensare che in quel carrozzone spettacolare che oggi va sotto il nome di sport sia rimasto qualcosa dello spirito sportivo? E’ corretto che attorno a questo circo gravitino masse di logorroici "esperti", spregiudicati sponsor, affaristi di ogni genere che corrodono irrimediabilmente l’ambiente? Ed è giusto che un cosiddetto sportivo guadagni cifre da capogiro, centinaia di volte superiori ai guadagni di chi costruisce qualcosa di utile spesso utilizzando esperienze maturate nel corso di una vita? La risposta a queste domande compete a ciascuno personalmente, è però necessario pensarci con un minimo di discernimento.                                                                    

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PUBBLICITA’ – La pubblicità dovrebbe essere un complemento dell’informazione per consentire a tutti di conoscere beni e servizi prodotti dall’industria o forniti dalle istituzioni. Ma l’invadenza eccessiva, l’imbonimento senza ritegno, il ricorso a notizie equivocabili o l’ingannevole collegamento del messaggio a sentimenti ed aspirazioni di facile richiamo, stanno rendendo la pubblicità un intollerabile mezzo di plagio. A ciò si aggiunga che i costi stratosferici che l’impegno pubblicitario comporta gravano su beni e servizi fino a renderli sempre meno accessibili.

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INTRATTENIMENTO L’intrattenimento, dopo l’indigestione della pantomima sportiva e della marea di chiacchiere inutili che seguono, ci viene oggi ammannito quasi esclusivamente a base di sesso, o sesso e violenza, con un linguaggio da postribolo. I lavori, teatrali, televisivi o cinematografici sono sempre più raffazzonati perché tanto il pubblico, considerato costituito da undicenni ritardati, non apprezzerebbe dei lavori curati. E poi occorre fare in fretta, ridurre i costi e produrre...produrre…produrre perché, come qualcuno diceva, chi si ferma è perduto, e lasciare agli spettatori il tempo o il modo di riflettere può essere pericoloso, potrebbero anche pensare con la loro testa.

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Dobbiamo renderci conto che la nostra civiltà è stata costruita, anche per evidenti necessità adattative ad una psicologia in fase di formazione, su una incastellatura di consolatorie illusioni e di comode menzogne più facilmente credibili ed accettabili in sostituzione di verità scomode difficilmente comprensibili o ancora sconosciute.

La dilatazione della conoscenza oltre ogni confine precedente, ponendo a brutale confronto idee, abitudini, costumi fondati sui più diversi substrati culturali, tutti pressoché privi di riscontri empirici, porta al disgregamento di tutte le nostre illusorie sicurezze.

In altre parole oggi ci viene presentato il conto per un impianto intellettuale fasullo costruito su sogni, miti, fantasia, ipocrisia, ignoranza che ogni etnia ha utilizzato per modellare la propria identità con l’intento, e nell’illusione, di combattere incubi e paure.

Il prezzo che dobbiamo pagare si chiama paranoia, schizofrenia, psicosi, ansia, depressione con conseguente impasticcamento, alcolismo, droga, e poi terrorismo, reale od immaginario, effettivo o strumentale.

Ciò a cui stiamo assistendo rappresenta soltanto i primi sintomi di un malessere che può portare alla fine della nostra civiltà; se vogliamo porvi rimedio il primo passo deve consistere nello smontare tutto l’apparato di formale ipocrisia che maschera e contamina la natura delle cose impedendone la comprensione.

Dobbiamo affrontare un lavoro enorme, imparare ad affrontare la realtà quale è e non quale vorremmo che fosse, approfondire ogni argomento spogliandolo di tutti gli abbellimenti fantasiosi che ne occultano l’essenza, analizzare ogni settore della nostra organizzazione sociale per valutare le reciproche influenze ammissibili e determinare per ciascuno nuovi limiti operativi.

Nessun tabù deve fermarci, nessuno deve essere considerato intangibile od insindacabile se vogliamo ripristinare, forse sarebbe più corretto dire creare ex novo, un clima sociale accettabile, degno di una umanità evoluta.

E’ una cosa possibile?

Ne abbiamo certamente la capacità anche se molti addetti dobbiamo ancora inventarli ma è possibile a condizione di averne la volontà. 

E la volontà può derivare soltanto dalla piena consapevolezza dei rischi che corriamo.

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Aldo PIANA   -   Corso Monte Grappa n. 13   -    10146  TORINO  (Italy)

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